Bastano cinque minuti a passeggio tra i viali del Monte‑Carlo Country Club per avere l’impressione di essere veramente in Italia. Perché se il Rolex Monte‑Carlo Masters gode ovviamente di un’aura internazionale, la grande maggioranza del pubblico presente nel Principato ha quella voce che canta arrotando le “r”.
Gli italiani, tanto appassionati di tennis quanto della Costa Azzurra e in particolare di Monaco, sono sempre stati numerosissimi sugli spalti. Anche quando il tennis tricolore faticava a portare i suoi rappresentanti nel tabellone principale. Ma da quando due dei loro brillano nella Top 10, trascinando con sé diversi giovani talenti, l’entusiasmo e l’ondata di tifosi sono cresciuti in modo inarrestabile.
Per questa edizione 2026, la fervente partecipazione è salita ancora di livello grazie alla presenza combinata, sulla linea di partenza, di Jannik Sinner — assente lo scorso anno — e di Lorenzo Musetti, finalista dell’ultima edizione contro Carlos Alcaraz. Sinner, di ritorno nel Principato dopo il suo “Sunshine Double” (titoli a Indian Wells e Miami), e Musetti, di nuovo in campo dopo qualche fastidio al braccio.
«A me piace la terra battuta, anche se non è la mia superficie preferita», ha spiegato Sinner prima di iniziare il suo torneo domenica in doppio. «Ho già giocato bene a Monaco (semifinale nel 2023 e 2024, sconfitto rispettivamente da Rune e Tsitsipas), non mi è mancato molto al Roland‑Garros, quindi non posso prevedere il futuro ma spero che sarà una buona settimana. È sempre più difficile muoversi, spostarsi sulla terra battuta, ma colpire la palla non è un problema.»
E non parlate troppo con lui dell’opportunità di strappare il numero 1 mondiale ad Alcaraz tra una settimana. «So in che posizione mi trovo», ha smorzato. «Certo, se si riuscisse, sarebbe fantastico. Ma quando sei un top player vuoi soprattutto vincere titoli.»
Musetti, dal canto suo, non vede l’ora di tornare in campo, frustrato da una sola partita disputata — e persa — contro Fucsovics a Indian Wells, dopo la sconfitta nei quarti di finale dell’Australian Open contro Djokovic. «Ho preferito rinunciare a Miami per recuperare bene e arrivare al massimo delle mie possibilità per la stagione sulla terra battuta», ha spiegato il numero 5 del mondo. «È importante, è una superficie naturale per me e l’anno scorso ho giocato molto bene. Ma per fortuna la mia filosofia è quella di guadagnare punti ogni anno, più che pensare a difenderli. In ogni caso, una parte di me ha davvero tanta voglia di scendere in campo…»
Tanto più che, come molti dei suoi colleghi, qui è un po’ come essere a casa, a pochi chilometri dal confine: «Ci sono la famiglia, gli amici, i tifosi… e poi abbiamo anche avuto la rara opportunità, appena arrivati, di goderci una cena con Flavio (Cobolli) e Matteo (Berrettini) e le nostre compagne. È stato davvero piacevole.»
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