Duello ribelle

Nella vita, bisogna sempre diffidare delle statistiche e dei pregiudizi. O delle storie scritte in anticipo. Quando si tratta di designare un favorito per la prima semifinale del Rolex Monte-Carlo Masters, si sarebbe tentati di scommettere la propria casa e i propri risparmi su Stefanos Tsitsipas piuttosto che su Daniel Evans. Il greco è meglio classificato (5° contro 30°), più giovane (22 anni contro 30), più fresco (1h ieri per il suo quarto di finale contro Davidovich Fokina contro 2h41 per Evans contro Goffin) e ha vinto anche i loro primi due confronti, a Dubai e Amburgo nel 2020, senza perdere più di 3 game per set. A ciò si aggiunge un percorso tranquillo e controllato fino all’ultimo quadrato (vittorie 6-3, 6-4 contro Aslan Karatsev e Cristian Garin, un set 7-5 contro Davidovich Fokina prima del ritiro dello spagnolo) e tutto è pronto affinché il greco disputi la sua prima finale a Monte-Carlo.

Ma tuttavia. Ci sono momenti in cui la vita riserva sorprese. E dei contro-piedi al destino. Questa 114ª edizione è decisamente speciale, diversa, unica. Si gioca a porte chiuse. Il più delle volte sotto il sole ma con temperature “polari” (non solo fresche) per una primavera in Riviera. E ora il trentenne inglese Daniel Evans, allergico alla terra battuta e ad ogni forma di conformismo, si è regalato le semifinali. In cinque giorni sui campi dell’MC.C.C.C, l’inglese ha dunque vinto tante partite su mattoni frantumati (4) quante in tutta la sua carriera. Dominando nel percorso il finalista dell’ultima edizione (Dusan Lajovic 6-3, 6-7, 6-2), il recente vincitore del Miami Masters 1000 (Hubert Hurcacz 6-4, 6-1), il numero uno del mondo (Novak Djokovic 6-4, 7-5) e la testa di serie n°11 (David Goffin 5-7, 6-3, 6-4). Scusate se è poco.

E poi questa semifinale tra Stefanos Tsitsipas e Daniel Evans è anche quella di due giocatori a loro vantaggio ad inizio stagione. Il greco ha disputato una semifinale agli Australian Open, rimontando in particolare due set di handicap contro Rafael Nadal nei quarti di finale. E il britannico ha vinto il suo primo titolo, a Melbourne, senza concedere un solo set sul suo percorso. Sarà anche l’opposizione di due rovesci ad una mano (mai spiacevoli per gli esteti) ma anche e soprattutto di due musi duri di due personalità, di due personaggi dal forte carattere. Stefanos Tsitsipas e il suo fisico da dio greco, i suoi lunghi capelli e la sua andatura da surfista, che alcuni divorerebbero con la stessa avidità di un pacchetto di biscotti a merenda. Il suo tennis ispirato, la sua potenza, i suoi arabeschi … Di fronte a lui, Daniel Evans, piantagrane agitato di soli 1,80 m, le sue slice vintage ereditate da Tim Henman che spezzano le gambe, le sue scalate a rete in calzini, il suo senso dell’umorismo molto british (ai quarti, mentre Goffin diceva “sorry” – “scusa” – dopo aver toccato il net su un passing, replicava, maliziosamente, “Really?” – “lo pensi davvero?” -) e i suoi tatuaggi ribelli. Sul braccio sinistro questa massima: “I santi hanno un passato, i peccatori un futuro”. Sospeso per quasi un anno con l’accusa di prodotti illegali, senza classificazione al suo ritorno, e pure senza aiuto, Evans si è calmato e ha rimontato la china. Questa settimana, ha assestato un gran colpo di racchetta nel formicaio di un circuito in qualche modo stordito dalla pandemia di Covid. Sarà capace di una nuova bravata?

Faccia a faccia

2-0 Tsitsipas

2020, Dubai, cemento, semifinale, Tsitsipas 6-2, 6-3

2020, Amburgo, terra battuta, 2° turno, Tsitsipas 6-3, 6-1

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